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Natale e Vigilia

inserita il 29 /12 /2004

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Natale e vigilia

 Suoni, ricordi e aromi

il caratteristico suono delle zampogne fa da sottofondo ai ricordi di un natale che non c’è più . Solo la buona tavola sembra ricongiungerci alla nostra infanzia con pietanze e aromi che conservano quasi intatto il sapore di un tempo.

di Francesco CORAPI

Durante il periodo imperiale la festa principale  era la nascita del Mitra (giorno della nascita del Dio sole indomito) che coincideva con il  solstizio d’inverno, e veniva festeggiata il 25 di dicembre. I primi cristiani  dei secoli iniziali della Chiesa non festeggiavano  la natività (“luce del mondo” e “sole di giustizia“ come egli si definisce nel Vangelo di Giovanni). Soltanto a partire dal III – IV secolo d.c. i festeggiamenti per la nascita del Gesù si diffondono in tutte le chiese e prendono il posto dei festeggiamenti pagani.

Questa mia premessa ci porta  certamente molto lontano nel tempo,  ma  mi pare molto opportuna perché ci aiuta a capire da dove veniamo.

I miei ricordi mi rimandano a strade buie, con poche luci, con suoni di zampogne che allietano la novena natalizia.

Ricordo perfettamente gli zampognari che, a partire dalla sera  di Santa Lucia,  si spostavano per le vie del paese creando quell’atmosfera  di festa che oggi ci manca tanto. No,  non è nostalgia di un  passato spesso enfatizzato  ma la constatazione di una  tradizione molto sentita e partecipata da tutti che oggi lascia il posto ad una ricorrenza ormai totalmente in mano al giro vorticoso degli affari e del consumo.

Stefanù  du crapu e Cenzo du cutrisi  (non sono nomi di fantasia  ma uomini realmente esistiti), con i   loro strumenti si incamminavano per le vie del paese. Di tanto intanto si fermavano a qualche porta, accolti dai padroni di casa  i quali, dopo una breve chiacchierata  offrivano loro un bicchiere di vino, magari novello, travasato appositamente per utilizzarlo durante le feste; oppure un bicchierino di cognac o anice per riscaldarli dal freddo subito durante il tragitto:

Suonavano, suonavano  zampogne e ciaramelle

rallegrando i cuori di quanti assopiti

si riscaldavano al focolare

ricordando,  l’arrivo del Santo Natale.

Sono versi senza autore, perché sono la sintesi  dei miei fanciulleschi ricordi. Mentre sto scrivendo mi si apre d’avanti agli occhi  il  film dei miei trascorsi. Curioso e sensibile al defluire del tempo, che all’udire dei suoni  gioioso, seguivo gli zampognari, che con le loro melodie mi avvertivano che stava  arrivando il Natale.

Chi non ricorda l’attesa della strenna? Si aspettava con ansia il Natale anche per ricevere dai nonni e dagli zii (custodi della tradizione del dono) l’ omaggio di  pochi ma graditissimi spiccioli.

Quanto freddo ci siamo sorbiti, fermi sotto qualche vajjù o vignanu, a giocarsi quei pochi soldini che eravamo riusciti a recuperare con la strenna.

Naturalmente i ricordi di chi ritorna indietro con la mente alla fanciullezza sono a volte molto offuscati da eventi e circostanze anche amare, ma la limpidezza dei momenti migliori riesce sempre ad avere il sopravvento.

Nel Natale che cambia possiamo comunque affermare che uno dei pochi aspetti della tradizione che ancora si conserva piuttosto bene è quello che attiene la preparazione di dolci e pietanze tipiche delle festività natalizie.

Le donne erano indaffarate e preparare i curureddi o zzippuli, in quantità industriale, praticamente nù sportuni chinù ( una sporta che può contenere 50 kg di peso).  Si usava  scambiare queste preparazioni tra le famiglie della ruga,  naturalmente così facevano anche le altre famiglie. In questo modo ti trovavi zeppole di due tre fritture, che ovviamente erano state impastate con lo stesso lavatù.

E friggendo friggendo, si impastavano anche molti crispeddi o murrineddi anche questi utilizzati per accompagnare un bicchiere di vino offerto ad amici e parenti che facevano visita.

Per elaborare alcune di queste straordinarie preparazioni culinarie della tradizione Sansostara, vi rimando alla sezione delle ricette ove sono elencate.

 

Autore Francesco Corapi
 
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