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IL NATALE DI IERI

inserita il 18 /12 /2004

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Il Natale di Ieri



Al principio di Novembre noi ragazzi cominciavamo a costruire castelli in aria sognando le golosit? che avrebbero arricchito la nostra Tavola Natalizia. Le delicatezze che osavamo sognare non avrebbero merito sulla Tavola Natalizia d?oggi. Non voglio annoiare i lettori con la mia enfasi sulla miseria e povert? di quell? epoca, ma nei miei viaggi nostalgici nel passato, trovo difficolt? ad assolvere i governanti che secolo dopo secolo ci mantenevano nelle peggiori condizioni economiche come se fossimo animali. Certamente adesso godono l?eterne fiamme infernali per i loro peccati mortali.


La sera delle vigilia di Natale era grande festa e per lo pi? questa festa si svolgeva nella casa della nonna con tutti i familiari presenti. Dopo il pranzo , in piazza e nelle stradine, c?era confusione (Bellissimo divertimento) di bombe pirotecniche scoppiate ai piedi degli amici e contro le mura delle case. Era un divertimento sfrenato, i giovani pavoneggiavano nella speranza di attrarre l?attenzione della ragazza desiderata. (Ah Come e? cambiato il nostro mondo). Questo divertimento continuava fino alla Santa Messa di Mezzanotte quando il nostro Salvatore sarebbe nato.


Il grande pranzo a cui noi ragazzi e adulti aspiravamo con ansiet? consisteva di un pezzettino di stocco fisso preparato con una grande quantit? di patate, olive di giara (olivi ammoddhu), pomodoro e alloro, alla moda del cuoco di Montepaone a Treviso. Le risorse erano limitate e quindi un chilo doveva soddisfare una famiglia di venti persone. In pi? zippole, crispeddhi, mele conservate in rete in un posto scuro e fresco nella cantina, torrone comprato dai Sorianesi durante la fiera, castagne conservate come le mele (Castagni Virdi). La tradizione di mangiare tredici portate (Tridici cosi) era osservata ritualmente, ma non tutti potevano farlo. C?erano famiglie, immerse nella miseria e nella povert? pi? assoluta che avevano difficolt? a rispettare la tradizione. C?era una famiglia vicino casa mia la cui madre rimase vedova con quattro ragazzi. Vergognandosi della loro povert? contavano le tredici portate a modo loro :

  Zippola: Farina, olio, acqua, sale, fuoco = cinque.

  Lo ricordo, perch? il pi? giovane dei quattro, che aveva la mia et?, contava in questo modo le cose mangiate la vigilia di Natale. Anche adesso, dopo molto tempo passato,voglio imprecare contro l?ingiustizia sociale d?allora, e di adesso!


La festa che seguiva il Natale era Capodanno. Il Bambino Ges? era portato in tutte le case del paese e baciato da tutti. Era ancora un giorno di gioia e festa con lo spirito natalizio in discesa.


L?influenza culturale Americana ha contribuito a distruggere una tradizione molto importante per noi ragazzi che aspettavamo con ansia.

  Parlo dell?Epifania quando i Magi arrivavano a Betlemme con doni per il Bambinello. Era usanza, durante tale festa scambiarsi doni in famiglia. Doni semplici ma ricchi in significato e sincerit?. Noi ragazzi prima di andare a letto appendevamo una calza (Quella che era al piede tutta la giornata e senza buchi) per essere arricchita di doni. Eravamo fortunati se la Befana (Santa Klaus non esisteva, chimmu sinda vacia e duva vinna) metteva una caramella una mela e un coltellino (nu curteddhuzzu e matra perla)

  e il resto carbone. I lettori moderni non possono immaginare che delusione si provava quando le calze venivano riempite solamente con carbone perch? i genitori, oops la Befana, non aveva niente da dare. Ci credevamo ricchi solamente perch? l?ignoranza non ci permetteva di distinguere tra ricchezza e povert?.


Mi piacerebbe cogliere l?opportunit? di raccontare un evento che ho vissuto circa 45 anni fa ??.. Come ingegnere siderurgico dovevo essere presente a una sessione d?operazioni alcuni giorni prima di Natale. Ero arrivato presto con un mio collega e con il quale abbiamo cominciato a parlare delle feste Natalizie. Devo ammettere che allora aspiravo ad essere totalmente Americano e avevo abbandonato le tradizioni italiane (Mia vergogna). In questa conversazione accennai a ci? che ho raccontato in questo articolo, e Lui mi domand? ?Mantieni ancora questa tradizione?? .

?NO, non voglio!! ? Con occhi pietosi e voce delusa riprese ?What a Pity?( che peccato) e and? via da me. Mi svegli? come se mi avesse dato uno schiaffo. Ci pensai durante il ritorno a casa e immediatamente mia moglie e io decidemmo che i doni eccessivi vengono dimenticati dopo tre giorni, ma le tradizioni vivono per sempre.

  Tutt?ora la famiglia Iorfida continua a seguire e rispettate le tradizioni delle nostre feste , quelle della mia fanciullezza e le mie figlie, i mariti ed i nipotini godono della semplicit? delle festivit? del passato, invidiati dagli amici anglosassoni.

  Vi raccomando di non dimenticare le vostre radici, mai, mai e poi mai.

  Buon Natale a tutti.


Angelo Iorfida, Canton,Ohio(USA) Dicembre 11,2004




 

Autore Angelo Iorfida
 
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