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il Vulcano Spento

inserita il 04 /07 /2007

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IL VULCANO SPENTO

Le persone non sapevano pi? che pesce prendere, la piazza del nostro paese in un attimo si popol?, urla e strilla della folla richiamarono le poche persone dotte di San Sostene: il parroco, due o tre notai, il sindaco, il rappresentante della legge, il medico di base e l?insegnante.

Il parroco alle persone descritte, decise di intervenire in modo convincente verso la popolazione, spiegando che il fenomeno era prettamente naturale: in cima alla montagna, su esso si form? un piccolo cratere dal quale venne espulsa una piccola quantit? di lava. Senza che il parroco dicesse nulla, decine e decine di persone si inginocchiarono in piazza pregando San Rocco e San Sostene che i diavoli del cucuzzolo venissero scacciati ed inviati da dove provenivano. A nulla valsero le raccomandazioni del parroco e delle autorit? che i diavoli non esistevano sul vulcano. La gente desiderava che a tutti i costi le autorit? di allora risolvessero al pi? presto quel problema che ormai da giorni li assillava.

Finalmente il parroco  trov? un?idea geniale, invit? tutta la popolazione ? che purtroppo era poco istruita ed in essa regnava tanta ignoranza ed analfabetismo ? si mise sul palco in cemento della piazza e parl? dicendo: ?cari sanzostari, la notte mi ha portato consiglio ed anche fortuna, i santi Rocco e Sostene mi sono venuti in sogno dicendomi: domani inviterai i tuoi parrocchiani, gli chiederai di aiutarti a costruire una croce di legno, prenderai dei buoi e la farai trasportare fino alla cima del vulcano, questo ,in quel momento sar? spento e quindi non vi sar? difficile collocarla sul cratere e vedrete che i diavoli dal posto come per incanto spariranno?.

Il paese quel giorno fece grande festa, le zampogne, le pigole ed i tamburi suonarono fino a tarda notte. Malgrado tutto la mattina presto le persone erano pronte per costruire la pesante croce.

Dopo alcune ore la croce gigante era pronta per essere trasportata lass? in montagna da sei tori che attaccati al giogo la portarono nel luogo stabilito e cio?: sul cratere del vulcano fumante. Appena posata sulla bocca del vulcano, il fumo, come per incanto spar? e la gente grid? al miracolo, centinaia di persone si inginocchiarono pregando il Signore ed i santi Rocco e Sostene dell?avvenuto miracolo. Saltellanti e gioiendo scesero nel paese cantando e pregando. Un grande fermento invest? tutti i sanzostari, la gioia ed i canti tarantellati giunsero fino a Davoli e Sant?Andrea i paesi limitrofi.

Da bambino mi recavo spesso sul posto con le Guardie Forestali di Davoli sul loro cavallo (mi riferisco al maresciallo La Rocca), mio padre (Luigi Capano) era capocantiere del rimboscamento, tutti quei pini di quel circondario erano stati piantati allora (cinquantadue anni fa).

Da quel giorno (met? del 1.800), il vulcano come per miracolo non erutt? mai pi?, la gente visse tranquilla, ritorn? alla vita di tutti i giorni e le autorit? civili, militari e religiose, non ebbero pi? simili problemi, il miracolo si avver?.

Anni dopo, purtroppo, il vulcano incominci? a sprigionare fumo e qualche fiammella e quindi, pi? volte dovettero sostituire la pesante croce di legno con altre simili. L?evento accadde pi? volte e quindi decisero di sostituirle con una pi? pesante ma di ferro pieno. Da allora fino alla data attuale, il vulcano non ha mai dato nessun segno di eruzione, di boati o scosse telluriche. La gente anziana non ricorda nulla, di tutto ci? dopo centocinquant?anni circa.

Normalmente mi documento prima di scrivere o raccontare determinate cose, purtroppo chiedo scusa ai lettori se in questo caso non posso. La storia ci fu raccontata all?allora sesta post-elementare (era stata istituita proprio quell?anno per gli alunni che non volevano frequentare le scuole medie di Soverato o l?avviamento tipo industriale di Sant?Andrea Marina), io ero molto giovane e mia madre non se la sentiva di iscrivermi nelle scuole dei citati paesi citati. All?avviamento mi scrissi l?anno successivo.

Un grazie va al compianto prof. Salvatore Capano e Renzu che fu mio insegnante alla sesta elementare, nella quale il maggior studio era: il dialetto sansostenese, i racconti e la storia di San Sostene.

Comunque questa ? una storia vera del nostro paese, credo che quelli della mia et? e specialmente quelli pi? vecchi di me avranno sentito parlare del vulcano spento. Tengo a precisare che il posto da me descritto dovrebbe trovarsi nel luogo dove attualmente stanno costruendo il tanto discusso impianto eolico.

Invio un caloroso saluto a tutti i sansostenesi del mondo, questo mio scritto lo dedico ari sanzostari du? mundu chi pe? tanti motivi on p?ttaru stara aru pajisi chi lli dezza i natali e sugnu vicinu a chidri paisani chi cu? tantu coraggiu restare aru pajisi suffrendu e patendo tantu.

Quest?anno, come tanti altri, mi sono recato presso il cimitero del nostro paese per ricordare i morti, molti di essi ricordano la mia infanzia, erano tutte persone care o conosciute e non potevo fare a meno di ricordare che la loro vita era stata accompagnata dal duro lavoro giornaliero, dal sudore ed a volte anche di stenti. In quei tempi erano rari i lavori leggeri o sedentari.

Mi auguro che questo mio scritto sia di vostro gradimento, con cordialit? ed immenso rispetto vi auguro buona lettura!

Con ossequioso rispetto da Gregorino Capano higghju e Luigi e Tiresedra.

Vulcano Spento
:

 

Autore Gregorino Capano
 
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