Dettaglio Notizia


Il regno delle favole

inserita il 12 /12 /2004

6796 Letture


 

Tanto tempo fa, esisteva un regno molto florido e ricco, era guidato da un Re ( Re Mico) molto amato dai suoi sudditi . Il regno era chiamato “regno dell’Arangia “, invidiato da tutti i regni vicini e confinanti. L’intero  popolo del  regno adorava il proprio Re ed ogni anno venivano ricambiati e invitati a corte, dove ogni suddito poteva esprimere un desiderio e fare una richiesta al proprio regnante. Come tutti i Re, aveva costituito il “consiglio dei saggi”, una specie di senato moderno, con il quale il Re si confrontava per le decisioni più importanti.

Il regno dell’Arangia, era l’unico regno non in guerra e  nessun altro regno osava attaccarlo, proprio per il rispetto che nutrivano verso il Re. Tutto questo grazie alla sua politica “estera”, di apertura e collaborazione con gli altri regni.  Re Mico, era rimasto vedovo e non aveva figli, quindi non aveva eredi a cui lasciare la corona. Vista l’età avanzata, Re Mico si preoccupava per il futuro del suo regno e dei suoi sudditi, in quanto  non si fidava del consiglio dei saggi, diceva : “ Morto io, questi saggi ridurranno in povertà i miei sudditi, non posso permetterlo”.  Questo pensiero lo tormentava ed un bel giorno prese la sua decisione, che comunicò prima al consiglio dei saggi e poi all’intera popolazione           : “ Miei fedeli sudditi, vi informo che dopo la mia morte, il regno dell’Arangia non avrà più nessun Re, ma avrà un governante  eletto direttamente dal popolo, cioè da voi. Il governante rimarrà in carica per un massimo di cinque anni  e non potrà governare per più di due legislature, quindi, dopo di me spetterà a voi decidere chi sarà la vostra guida”. Ovviamente i saggi non presero la notizia in maniera positiva, in quanto già pregustavano lo spartimento del potere alla morte del Re. Presero molto male la decisione del Re, sapendo che nessuno di loro  era ben visto dalla popolazione. Il consiglio dei saggi era composto da tutti i notabili del regno, c’era il medico, l’avvocato, l’ingegnere, il notaio, il commerciante e così via.  Da quel giorno, ognuno di loro cominciò a prepararsi alla successione del Re, immaginandosi governatore del regno dell’Arangia, organizzandosi  con i più stretti collaboratori per le prime elezioni libere post-Re Mico.

Ognuno di loro, preparava la propria squadra e cercava di aggraziarsi la simpatia del popolo. In quel periodo tutto era gratis, nessuno osava chiedere una parcella, il medico visitava anche la notte ed il commerciante, proprietario di un’osteria, offriva quarti di vino a volontà. Re Mico visse ancora due anni e furono due anni splendidi, alla sua morte i sudditi piansero e rimasero in fila per ore, per rendere omaggio al Re buono. Ma seppellito Re Mico, si scatenò la guerra per la successione e come spesso accade, i saggi litigarono tra di loro,  presentandosi al popolo disuniti ed ognuno con la propria squadra . Vinse il medico del regno; i sudditi votarono per convenienza, pensando che si può far a meno di un bicchiere di vino, forse dell’ingegnere e dell’avvocato, ma del medico….proprio no . Da quel giorno smisero tutti i favoritismi e le offerte. Si tornò alla normale vita quotidiana, ma Re Mico non c’era più ed in breve tempo il regno dell’Arangia si trovò povero ed in guerra. I sudditi del regno cominciarono ad emigrare ed il regno piano-piano andava scomparendo. A turno tutti i saggi si alternarono nel ruolo di governatore e tra di loro,dopo le prime litigate, vi fu piena armonia. Si distribuivano in modo equo lavori, case, terreni e favori; a questo punto i sudditi cominciarono a lamentarsi, ma non avevano un rappresentante degno da poter sfidare il “ potente” di turno o almeno così pensavano. Tanto, che le vecchie famiglie di saggi, non avendo più chi presentare come governante, importavano da regni vicini nuove candidature, pur di non perdere il potere ed il controllo sul regno. Un bel giorno, tornò nel regno Giacomino, un ragazzotto nato e cresciuto nel regno dell’Arangia e poi adolescente spedito dai genitori in un regno lontano per frequentare una scuola di guerra. Il popolo dell’Arangia, decise che Giacomino avrebbe potuto essere il loro governante per il futuro e gli proposero di accettare la candidatura e sfidare così il “potente” di turno. Giacomino ci pensò un momento, anche perché caratterialmente timido, schivo e riservato.  Alla fine accettò e sconfisse il potente ; la sua gente lo aveva premiato ed alla grande. Per cinque anni Giacomino lavorò per il suo popolo, ricambiando la fiducia che questi gli avevano dimostrata; lavorò talmente bene, che alla scadenza del suo mandato nessuno, dei vecchi “potenti”,  osò sfidarlo e di conseguenza fu rieletto governante del regno dell’Arangia per altri cinque anni.

In questi dieci anni Giacomino lavorò e si dedicò alla sua gente, è vero, ma è altrettanto vero che in questo periodo si realizzò, si costruì una carriera e si fece un nome. Insomma, dalla sua gente, direttamente o indirettamente, fu ampiamente ricambiato, moralmente e non solo.

In questi anni, Giacomino, conobbe però una cosa molto importante : IL POTERE.

Il potere è una bestia rara, è una di quelle cose che una volta assaggiata, non vi si può più fare a meno. Giacomino questo lo sapeva e a due anni dalla scadenza del suo secondo mandato, sapendo di non potere più candidarsi per la carica di governante del regno dell’Arangia, si preoccupò di cercare qualcuno che avesse una faccia presentabile , ma che soprattutto potesse essere gestito da lui stesso. In poche parole, Giacomino avrebbe voluto un prestanome per poter continuare a gestire il regno dell’Arangia. Così fu e, Giacomino, commise un errore clamoroso : si comportò come i vecchi potenti che lui stesso, dieci anni prima, aveva sconfitto.

 Presentò alla sua gente Pierino, sconosciuto a tutti, ma appoggiato a pieno titolo da lui stesso. Lo presentò come il suo successore designato e il popolo pensò nel ritorno di un nuovo Re Mico.

La sua gente gli diede ancora fiducia, forse per l’ultima volta, e Pierino fu eletto governante del regno. Ben presto però le cose assunsero un’altra piega e Pierino voltò le spalle a Giacomino, allontanandolo dai giochi di potere . In poco tempo Giacomino, l’uomo del riscatto del popolo dell’Arangia, fù allontanato dalla scena politica . Nel frattempo Pierino costruì una “meraviglia” di squadra intorno a se, accentrò tutti i poteri su di lui, e………………………………..(continua alla prossima puntata).

(Ogni riferimento a fatti , persone o cose ? puramente casuale)

 

Autore Mimmo Capano
clicca sul grillo per tornare indietro

 

 

 

 

 

   

 
   
   
   

Tutte le informazioni, le foto e le poesie sono state gentilmente concesse da alcuni paesani, ne è pertanto vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione.
Copyright © 1999-2015"La piazza di San Sostene" di Stefano Procopio. Tutti i diritti riservati.

Oggi è

4 user online
Disclaimer
4 user online
4 users are at:

 

 

Il tuo IP è