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A luna c? croccu

inserita il 24 /11 /2004

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A luna cu' croccu

 

si racconta di un popolo di una floridissima cittadina calabrese, che avendo ormai raggiunto un grado di civilta' evolutissima, dopo aver creato mirabili costruzioni e dopo aver affermato il proprio dominio per terra e per mare e dopo aver raggiunto l'apice della conoscenza ed essere quasi riusciti a guardare negli occhi Dio,preso dalla presunzione di potere tutto e di piu', lancio' una sfida al divino sostenendo di potersi impadronire della luna, sottraendola quindi alla vista del resto dell'umanita'. Poiche', sempre in nome di una presunzione ormai morbosa, solo coloro che tutto potevano, avrebbero dovuto contemplarne la pallida luce notturna. Detto fatto, il potentissimo sindaco di allora ordino' a tutti i suoi sudditi e questi ultimi ordinarono ai loro schiavi di dare inizio ad una colonna umana cosi' alta da raggiungere la luna, lassu' nell'oscurita' piu' profonda, e strapparla di mano a Dio che invece lassu' l'aveva voluta per l'eternita'.

Dieci,cento,mille e ancora mille schiavi l'uno sulle spalle dell'altro in equilibrio, ma la luna rimaneva lontana sicche' anche i sudditi, terminati gli schiavi a disposizione, cominciarono ad arrampicarsi su quell'ammasso di carne per portare a termine la sfida, ma ahime' la luna, pur essendo ormai a portata di mano, rimaneva  al suo posto e,quando piu' nessuno rimase fuori dalla colonna umana, lo stesso sindaco fu costretto a salire lassu' e, raggiunta la cima dovette constatare che nonostante le sue gambe e le sue braccia fossero lunghe e slanciate verso il cielo, la luna era sempre li' vivida e beffarda a guardare quel popolo di miserabili addossati l'un l' altro ormai stanchi e feriti nell'orgoglio.

Fù a questo punto che, dalla cima, il potente sindaco rivolgendosi a Dio disse : “caro Dio non te la ridere piu' di tanto, perche' io alla luna ci sono arrivato molto vicino e se mi fossi portato dietro "nu croccu" sicuramente l'avrei presa”. Udite queste parole,di fronte a cotanta boria, il creatore decise di cancellare costui e quella civilta' dalla faccia della terra e, abbattuta con un soffio quella ridicola torre umana, prese poi ad abbattere tutte la costruzioni che quegli uomini avevano costruito. Scateno' gli elementi cosi' che acqua,vento e fuoco terminarono l'opera di nostro Signore.

Oggi di quella grande civilta' se ne possono ammirare i resti sparsi in una enorme zona archeologica in cui vivono alla giornata i discendenti di quella stirpe di presuntuosi che, pare, servendosi delle loro naturali doti di dominatori e delle loro antiche conoscenze, sono ormai diversi decenni che tentano di seminare sarde salate a testa in giu' sperando di veder germogliare, prima o poi, una piantina . Da cio' deriva il nomignolo che li rende famosi in tutto il mondo: "chiantasardi" !!!

 

Autore Mimmo Capano
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